Performance MACRO ASILO – 3 Febbraio 2019



Chewingum e caramelle masticate, modellate, sputate, attaccate. Mini-sculture e forme bizzarre prendono vita nella materia gommosa, a ricordo del gesto infantile di abbandonare le proprie cicche sotto le sedie a scuola, quasi come traccia del proprio passaggio in un determinato posto e momento.
Un happening che include, quindi, l’interazione del fruitore e che durerà per l’intero giorno. Eleonora invita il fruitore a relazionarsi con dei particolari materiali al fine di rielaborare la visione comune che si ha degli oggetti o dell’agire umano ma più precisamente, rompere quei preconcetti e quegli schemi mentali e fisici che ci allontano dalla nostra dimensione più pura e spontanea. Un ruolo centrale in questa performance è svolto proprio da quell’istinto primigenio che produce dei comportamenti che appaiono tanto privi di criterio e di logica quanto notevoli e ricchi di sincerità. Ciò che viene prodotto durante la performance prende forma da quel fare istintuale nel quale ognuno di noi riconosce sé stesso o più precisamente colui che era prima di essere stato sottoposto a quel processo inevitabile di assimilazione delle norme di questo discutibile “stare al mondo”.
Dalle ore 12 alle ore 20.
INGRESSO LIBERO

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Articolo su PHROOM



Eleonora Gugliotta’s Ambienti project is characterized by a series of photographs of different places she delicately appropriates to create her installations and perpetuate her research. With extreme and at times liturgical caution, she makes us look at specific places of abandonment that characterize the Italian landscape.
Every portion of the landscape or trace of life saturated with content is suspended, stuck, perpetuated in space to refract the sound and melody of times past. At the same time, the objects buried in the rooms are woven together and are thus brought back to life to arrest – even if for just a limited time – their fate that over time would evidently have relegated to an infamous space of memory, until they are lost. The manipulation of long, thin and flexible elements that the artist uses to suspend objects with recalls the character of a ritual and evokes one of the oldest construction techniques used by humanity.
Through the technique of interlacing these elements become one, each supports the other and the whole acquires new and imaginative properties and performances. The gesture to which Eleonora refers to is not merely an expression of purpose in so far as its action implies and contains reflections on contemporary culture. (leggi di più)



Workshop Architettura Gassosa – Biennale di Architettura di Venezia



Oggi si é conclusa questa fantastica esperienza. Ecco una veloce Presentazione del progetto che, insieme ad un gruppo di architetti tra Messico, Italia, Grecia e Israele, é stato realizzato durante il workshop durato 6 giorni alla Biennale di Architettura nel padiglione Spagna. Il progetto sarà visibile fino a chiusura della Biennale d’Architettura 2018!
Grazie ad ognuno di voi, soprattutto ad Emmanuele Lo Giudice che ha ideato tutto questo! #architetturagassosa

Grazie al gruppo che ha creato uno spazio “gassoso” per accogliere la mia performance Caratarsi Crisadelica, da sx:
Ludwing Jhonatan Rojas Reyes

Sotiria Fasoi Mylona
Eleonora Gugliotta
Yuria Adriana Toriz de la Cueva
Leonardo Erubiel Flores Ojeda
Shenhave Ragiv
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Angel Daniel Pérez Grajales
Arch. Eva Acosta Pérez
Arch. Elisa Fedrigo

Clicca qui per avere maggiori informazioni sul Workshop di Emmanuele Lo Giudice



Rome Art Week 2018



Partecipazione con l’opera “Gratitude” alle mostre collaterali di Rome Art Week

Aggiornamento: La mostrà chiuderà il 4/11/18.



“Sei davvero capace di vedere oltre?” Intervista di Urban Mirrors



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Qual è stato il tuo primo approccio alla fotografia? Hai iniziato per puro interesse personale, oppure è nato dalla semplice necessità di fotografare i tuoi lavori?
Ho iniziato ad interessarmi alla fotografia durante gli studi di Graphic Design al Triennio dell’Accademia di Belle Arti di Palermo, perché tra le diverse materie di quel corso, mi sembrava quella che materializzava l’espressione artistica pura e libera che stavo cercando.
Il mio primo vero approccio a questo nuovo mezzo di espressione, è stato lo studio anatomico, affascinata dai lavori di Robert Mapplethorpe. Il corpo umano era il mio soggetto preferito anche nei miei primi esperimenti pittorici.
In seguito, ho scoperto alcuni artisti contemporanei il cui linguaggio mi ha portato ad interrompere qualsiasi legame con la rappresentazione artistica tradizionale e con la figurazione.Artisti quali Nick Cave, Matthew Barney, Erik Ravelo, Akatre ed altri, hanno contribuito a delineare in me una nuova visione dell’arte, introducendo in maniera spontanea nella mia ricerca estetica, una carica di ironia, giocosità e colore. Successivamente ho iniziato a “ritrarre” degli artisti attraverso l’obiettivo fotografico, la serie Profili d’Artista, 2013, diventato il progetto di tesi di laurea del Triennio. I corpi venivano trattati come parte di un’installazione (vivente), con il fine di tradurre in forma visiva, la fusione tra la personalità e l’espressione artistica di ognuno dei soggetti ritratti.  (leggi di più)