Superfici Variabili
Superfici interattive

Visione Olometabolica, 2015


Superficie di fili induriti con alternanza di luce naturale frontale, retroilluminazione e luce wood
60 x 60 cm

«Essendo il nostro mondo sommerso dalle immagini, l’assuefazione frattanto insorta, esorta l’artista ad azzardare provocazioni visive peculiari e che saranno, alla fin fine, il veicolo od esca attraverso il quale lo spettatore o riguardante guadagnerà poco a poco una certa confidenza con l’opera e finirà per esplorarla, interrogandola. Ciò favorirà senza dubbio il superamento dell’assuefazione vigente, di questo stordimento collettivo che traduce la messe delle immagini in un orizzonte grigio.»

Rolando Bellini

 

Tecnicamente l’istallazione è composta da un ambiente completamente buio in cui la luce spot puntata sull’oggetto si alterna alla luce wood e quella posta dietro l’oggetto che lo retroillumina. L’ambiente in cui è inserito l’oggetto è volontariamente estraniante, sia per il nero della stanza stessa, sia grazie alla presenza di luci che evidenziano soltanto gli elementi presentati, sia anche per la presenza di una base sonora che isola la persona e la deloca quasi in una dimensione astrale. Infatti è richiesto di entrare uno alla volta.
L’ambiente è interattivo in quanto è presente un sensore di movimento, che riconosce l’avvicinamento del fruitore alla scena centrale e in quel momento si avviano i cambi di luce che trasformano la dimensione sensoriale e la composizione stessa degli oggetti.
La superficie davanti alla quale ci si ritrova non appena si entra nell’ambiente, potrebbe essere apparentemente lo scopo di un lavoro artistico basato essenzialmente su una ricerca o sperimentazione di tipo materiale/materico, oppure tattile/sensitivo, o ancora di una visione distorta o eccentrica in virtù anche della luce e del colore; mentre la sua giustificazione si trova in verità in ciò che si attiva soltanto muovendosi al suo interno, diventando un tutt’uno con l’opera, scrutandola da vicino, scoprendola, accarezzandola, vivendola.

In questo lavoro c’è quindi l’invito ad un nuovo modo di guardare alle cose, non più sfuggente e occasionale ma interessato e dinamico, un’occasione per riflettere sulla nostra percezione del mondo e su quanto la nostra interpretazione sia influenzata da preconcetti e sovrastrutture mentali derivanti dalla nostra società e dalla nostra cultura.
Ma se “Andare Oltre” è un obiettivo di questa istallazione, la curiosità del fruitore è ciò che la rende completa. Soltanto avvicinandoci all’opera, e quindi spinti dalla nostra curiosità, qualsiasi metodo di analisi dell’oggetto al centro della stanza viene improvvisamente messo in discussione e immediatamente rielaborato.
La curiosità dell’uomo lo conduce, ignaro, ad approfondire ciò che gli si pone davanti, rifiutando così con quell’appagamento estetico rappresentato dalla visione informale iniziale di tale superficie.

Compare così la sagoma di una libellula, un insetto della famiglia degli olometaboli, da cui prende il nome il lavoro. Esistono varie fasi evolutive della vita di un insetto e quella dei Lepidotteri, gli insetti caratterizzati dalle ali, ha un complesso ciclo evolutivo che racchiude paradigmi universali che si riflettono paradossalmente sui cicli evolutivi dell’uomo.
Egli infatti dopo il primo ciclo che è quello della nascita e crescita, che include quindi tutto il percorso formativo e di acquisizione delle norme del “vivere”, procede il suo percorso con il radicale distacco da qualsiasi legame al passato (come avviene ad una farfalla nel momento in cui si distacca dall’Imago), ossia l’ unica possibilità per giungere ad una Rinascita interiore e per reinserirsi nel mondo con una consapevolezza nuova e reale.

Non appena vicinissimi all’oggetto, convinti di aver scoperto la sua vera natura, un nuovo cambio di luce altera la visione e quasi la disturba. Una luce posteriore retroillumina la superficie facendo svanire la figura e facendo perdere la riconoscibilità del materiale stesso con cui è stata creata.

E’ indispensabile quindi oggi saper guardare al mondo con occhi lucidi e oggettivi, cioè senza il trascinamento delle ancore infantili, le restrizioni e i turbamenti consci o inconsci dell’esperienza umana, ma anche e non per ultimo dell’influenza di una società basata sulla finzione mediatica e sulla superficialità intellettuale, sul nichilismo e l’incessante esigenza a sopraffarsi; occhi che così diventano paradossalmente carichi di una capacità fuori da ogni limite di immaginare, di creare nuove stimolanti realtà inesistenti nel mondo “comune”, di percepire e scrutare particolari invisibili, sviluppando la capacità di slegare e distinguere ciò che si pone visivamente davanti ai nostri occhi e gli schemi legati ad esso.

 

Eleonora Gugliotta

Incontro (MAAM), 2018

Intervento installativo presso il MAAM, Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz, Roma


(Particolare)

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