Scorie Microcosmiche – superficie calpestabile, 2015
Installazione - Happening

«Un viaggio spazio-temporale di stampo esistenziale che richiama a sé un residuo freudiano e le sue elaborazioni più recenti, Jacques Lacan in testa; un viaggio oltre i confini della vergogna e del reale in grado di risuonare come un riscatto del Divino marchese o come un inaudito riferimento alla stoppa che, celata dal suo sarto sotto le ascelle della giacca estiva di Casanova, gli ha permesso la rocambolesca fuga dai “piombi” di Venezia. Una magnifica fuga dalla realtà che assomiglia molto a quelle inscenate da Piero Manzoni e alla presente, messa in atto da Eleonora Gugliotta.»

Rolando Bellini

 

Da sempre, la modalità di ricerca dell’artista utilizza come strumento la tecnica del redy made, estrapolando elementi dalla loro naturale collocazione per reinserirli in un ambiente con una modalità completamente nuova, creando una sorta di interferenza cognitiva nello spettatore.
Nel progetto “Scorie microscopiche” l’artista estrapola un elemento corporeo, che nella società occidentale è visto come un elemento di scarto, e lo ingrandisce in modo esponenziale rendendolo quasi irriconoscibile. Peli corporei e capelli vengono ingranditi in maniera macroscopica e ricollocati nel pavimento del luogo espositivo, obbligando il passaggio scalzo dei visitatori attraverso un mondo intimo e personale legato alla sfera del pudore, l’igiene corporeo e l’imbarazzo. Proprio come Gilbert & George ingigantivano sulle tele i loro liquidi corporei per smuovere le coscienze comuni, allo stesso modo Eleonora Gugliotta ingrandisce peli e capelli per creare un input di riflessione su come la diversità culturale crea degli stereotipi opposti. In occidente i peli sono elementi di scarto e motivo di inibizione, in oriente sono sacri se vengono rimossi (come accade in Islam) o la totale mancanza è segno di castità come accade per i monaci buddisti. La ricollocazione di questo elemento corporeo ingrandito gli da anche una nuova connotazione iconoclasta.
L’aggrovigliamento segnico che crea l’enorme campitura di peli appare quasi come una tela informale, acquisendo così una duplice valenza cognitiva dove la natura biologica del pelo riacquista il suo significato solo nei piccoli “strappi” originari esposti anch’essi come fossero piccoli gioielli delicati e preziosi scrutabili attraverso lenti d’ingrandimento. Dal macro al micro e viceversa, è questo il gioco ambivalente dell’artista nel reinventare un elemento che ricopre quasi completamente il corpo umano ma che crea anche molto ribrezzo nell’uomo occidentale forse proprio per la sua connotazione altamente intima. Eppure l’ingrandimento di queste campiture di peli svelano fascinose texture che nulla hanno a che vedere con l’immaginario collettivo di scoria corporea, ma che anzi acquistano una connotazione astratta e fortemente pittorica.

Sasvati Santamaria

 

Eleonora Gugliotta: mostra

Attirati da superfici ancora inesplorate, proprio come dei contemporanei Armstrong, siamo portati a posare i nostri piedi nudi su superfici di ‘scorie microcosmiche’. Calpestabili come tappeti, questi ingrandimenti fotografici hanno come soggetto e unico protagonista ciò che solitamente viene allontanato dal nostro sguardo e scartato dal nostro corpo, ciò che nelle diverse culture e società è rifiutato e condannato come qualcosa di ripugnate e laido. Questi piccolissimi scarti, prodotti o provenienti dall’uomo, come: “peli”, “capelli”, “pelucchi”, “polveri”, “briciole”, ecc., divengono qui tappeti artistici, installazioni dal forte impatto spaziale e ambientale, microcosmi da indagare ed esplorare, tracce individuali e memoria organica dell’uomo. […]

Ed è proprio la scoperta di queste parti del corpo, considerate “il lato oscuro della luna”, zone da sempre in penombra il concetto da sdoganare, come fatto già in passato la propria identità sessuale. Poste sotto lo sguardo “pudico” del fruitore, si tenta con queste ‘scorie microcosmiche’ di abbattere tutte quelle idee, quei tabù e preconcetti, squarciando con violenza quel velo che ha da sempre celato quelle scomode e imbarazzanti verità del nostro corpo, diradando ogni forma di pensiero malizioso con pudori imposti dalle strutture sociali e culturali.

Danilo Lo Piccolo

 

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