Ambienti

Gli Ambienti reinventati e poi fotografati da Eleonora Gugliotta sono luoghi di transizione, di memoria collettiva, di riflessione, di accumulo, ma anche luoghi dove lo spazio e gli oggetti divengono inutilizzabili e inaccessibili. La presenza umana, in quei luoghi, adesso viene percepita solo indirettamente nei segni dell’uso lasciati da un passaggio umano passato in uno spazio ormai abbandonato.
Partendo sempre dall’appropriazione di un luogo abbandonato, dove l’architettura conserva i segni di una passata presenza dell’uomo, l’artista rielabora lo spazio reinventandolo. Le architetture tessili di Eleonora si inseriscono all’interno dello spazio mutandone l’assetto iniziale fino a renderlo, delle volte, addirittura inaccessibile. Una stratificazione di fili multicolore si intreccia tra diagonali e rette che, nel loro insieme, costituiscono una struttura dentro la struttura. Adesso non sono solo gli utensili di uso quotidiano a perdere il loro originario utilizzo, ma anche gli ambienti dentro i quali coabitano perdono la loro primordiale funzione di accogliere e ospitare la presenza umana e spesso divengono inaccessibili. L’esercizio tessile di Eleonora non rimane solo una pratica squisitamente estetica, ma apre una riflessione su quale è l’identità di uno spazio concepito per l’interazione umana nel momento stesso in cui viene abbandonato. L’intersecarsi di rette crea un’interessante gioco di strutture geometriche che si espandono nello spazio integrandosi perfettamente. Questa stratificazione colorata che si interseca nella struttura architettonica dell’edificio immerge lo spazio in uno stato onirico e immaginifico. Il colore dei fili di tessuto crea delle nuove volumetrie creando nuovi territori e dividendo quelli già esistenti in un gioco di vuoti e pieni, ambienti percorribili e non che nascono da un rapporto di immersione intima tra il luogo e l’artista.

 

 

 

I fili di lana che si intersecano nello spazio rappresentano anche la traccia del passaggio dell’artista che si rapporta con esso e che raccoglie tutte le memorie del luogo con cui si trova a comunicare.

 

Ambienti #8 – Borgo di Rajù è stata creata in un borgo dell’entroterra siciliano completamente abbandonato per via di una piena di un fiume. I fili si intrecciano scrutando ogni angolo di quel luogo immobile ma che contiene una forte memoria di quello che è stato in passato.

In Ambienti #10 – Charcot, padiglione dell’ex Ospedale di Volterra, invece Gugliotta crea un intreccio talmente fitto all’interno di un corridoio che collega diverse le stanze dell’ospedale psichiatrico, che lo spazio originariamente pensato per l’attraversamento, adesso diviene uno spazio pieno, dove fermarsi all’osservazione e dove è impossibile il passaggio.

Eleonora passa intere giornate all’interno di questi luoghi in stasi, fermi in un altro tempo, creando così una strettissima relazione tra lei e lo spazio. Riappropriandosi di questi siti in disuso inizia a tracciare fisicamente i suoi passaggi, donando a questi luoghi una nuova identità o rafforzando quella già preesistente.

Sasvati Santamaria

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